sabato 28 gennaio 2023

Zuppi: la memoria dell’Olocausto impone un nuovo impegno per la pace

@ -  In occasione della Giornata che ricorda lo sterminio del popolo ebraico da parte dei nazisti durante il Secondo conflitto mondiale, il presidente della Conferenza episcopale italiana invita a contrastare ogni forma di razzismo, di antisemitismo e di discriminazione e richiama la visione della Fratelli tutti di Papa Francesco: “È possibile a tutti e necessaria per tutti”

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

“La Giornata della memoria è un appuntamento che impone a tutti non solo di ricordare la brutalità compiuta, ma di contrastare ogni forma di razzismo, antisemitismo e discriminazione”: è quanto sottolinea il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, in occasione della Giornata della memoria. In una dichiarazione diffusa dall’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali, il porporato ribadisce, come affermato da Papa Francesco durante l’udienza generale di mercoledì scorso, che  “il ricordo di quello sterminio di milioni di persone ebree e di altre fedi non può essere né dimenticato né negato” e definisce tutte le manifestazioni di razzismo, antisemitismo e discriminazione “semi insidiosi, che riappaiono in maniera inquietante, che si nutrono di indifferenza e ignoranza”, che “giustificano atteggiamenti e parole, sempre pericolose, come ad esempio il razzismo digitale”.

L’Olocausto insegnamento per il futuro

Per il presidente della Cei, la Gionata della memoria onora le vittime dell’Olocausto, “ci aiuta a capire il nostro passato”, “perché ci rendiamo conto e non accada più”, ma l’informazione, aggiunge il porporato, deve “toccare il cuore”. “In un momento così difficile, pieno di inquietanti semi di violenza, confrontandoci con la terribile logica della guerra frutto sempre della crescita di inimicizia e disprezzo della vita - osserva l’arcivescovo di Bologna -, la memoria delle vittime deve imporci un nuovo impegno per costruire un mondo di pace”.

Essere Fratelli tutti è possibile

Citando Etty Hillesum, morta ad Auschwitz nel 1943, il cardinale Zuppi rimarca che ognuno “deve raccogliersi e distruggere in sé stesso ciò per cui ritiene di dover distruggere gli altri” e convincersi “che ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo rende ancor più inospitale”. Infine, il presidente della Cei richiama l’enciclica di Papa Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale Fratelli tutti e osserva che la visione proposta dal Pontefice “è possibile a tutti e necessaria per tutti” e che “non può essere solo un auspicio ma un impegno”. 

martedì 24 gennaio 2023

Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, durante l'introduzione alla sessione invernale del Consiglio permanente Cei

 RIF: LA CHIESA

Zuppi: la Chiesa italiana sia unita e creativa. Aiutare giovani, anziani e migranti

Nell’introduzione ai lavori della sessione invernale del Consiglio Episcopale permanente della Cei, il cardinale presidente ha parlato del Cammino sinodale in Italia, della guerra in Ucraina, della crisi economica e demografica nel Paese, della questione migranti e della tutela dei minori contro la pedofilia. E ha ricordato la “sorprendente attenzione” intorno alla figura di fratel Biagio a Palermo, perché “la santità e la carità attraggono
Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Una Chiesa che “continua a parlare e non tacere” per fare emergere il “popolo di Dio nascosto” che già c’è in Italia, molto più numeroso di quello che possiamo misurare “con categorie vecchie” e che si può vedere in momenti particolare della vita della società, com’è stata la scomparsa di fratel Biagio Conte a Palermo che “ha suscitato in modo sorprendente attenzione attorno alla sua figura”. Un “minoranza creativa”, intuizione di Benedetto XVI, “capace di energie di bene, che si riversano sulla società intera che è sempre il suo orizzonte”. È la prospettiva indicata per la Chiesa italiana dal presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, nell’introduzione ai lavori della sessione invernale del Consiglio Episcopale permanente. Sessione che si è aperta oggi pomeriggio alle 16 a Roma, nella sede della Conferenza Episcopale Italiana, in Circonvallazione Aurelia 50, e che si concluderà la mattina di mercoledì 25 gennaio.

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Nella sua ampia introduzione, l’arcivescovo di Bologna parla del Cammino sinodale, che nella fase di ascolto sta facendo emergere “un’immagine dolorosa, ma realistica” delle Chiese locali, e chiede “di identificare alcune priorità, soluzioni creative e rispondenti alle tante attese delle nostre comunità”.  Guarda alla guerra in Ucraina, per la quale “ribadiamo la necessità della pace e l’urgenza di raggiungerla innanzitutto per amore del popolo ucraino!”. Il mondo, invoca Zuppi, “deve porre fine a questa guerra e affrontare seriamente gli altri conflitti aperti, che sono meno sotto gli occhi di tutti, ma pure così dolorosi”. E invita le parrocchie italiane a far risuonare, ogni messa “insistentemente di preghiera per la pace”.

Scuola e Chiesa dopo la pandemia

Il presidente della Cei chiede di interrogarsi sulla “flessione nella partecipazione dei cristiani alla Messa domenicale dopo la pandemia”, ma chiede di pensare sempre “che i nostri confini sono ben più larghi. La Chiesa non finisce sulle sue soglie”. Chiesa che nel nostro Paese ha avuto servitori del Vangelo e del popolo italiano come don Giovanni Minzoni, ucciso cento anni fa ad agosto, e tanti altri sacerdoti che “hanno resistito al male e hanno creato il bene in situazioni tanto difficili”. O come don Lorenzo Milani, del quale nel 2023 ricorre il centenario della nascita: “La sua memoria - sottolinea il cardinale - ci aiuta ad avere rinnovata passione per i giovani” e per la scuola, che sognava come un “ospedale da campo” per recuperare gli emarginati e gli scartati, parola di Papa Francesco.

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Alla scuola italiana “laboratorio di futuro”, e ai pastori, Zuppi ricorda il compito della “formazione della coscienza ad una ecologia integrale, che guarda all’ambiente ma soprattutto alle persone che in questo ambiente vivono”. Sottolinea il problema “di tanti italiani che lasciano il Paese, spesso giovani: nel 2020, 160 mila persone, di cui 120 mila cittadini italiani”, sintomo di una “società non accogliente verso i giovani”.
La crisi economica e l’aumento della povertà

Al nuovo Governo italiano, al quale assicura l’impegno della Chiesa “per l’intera comunità italiana”, il presidente della Cei ricorda “i morsi della crisi economica in atto”, con la povertà che nel nostro Paese è aumentata “in modo considerevole a partire dalla crisi del 2008 e con essa la diseguaglianza dei redditi, della ricchezza e delle opportunità”. Sottolinea il prezioso lavoro della Caritas Italiana e gli effetti dei colpi di coda della pandemia “che ha provocato tante, troppe morti” e la crisi bellica, con gli aumenti dei costi dell’energia “che intaccano il potere d’acquisto delle famiglie”. Considera così decisiva la programmazione del Pnrr,  “e la preoccupazione che questo sia davvero la costruzione di un sistema e di strutture e infrastrutture capaci di dare sicurezza per il futuro, di vincere il precariato e offrire speranze e garanzie”.

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Zuppi ricorda al nuovo Governo la necessità, di fronte alla grave crisi demografica, di “misure che favoriscano le nascite”, perché “non c’è tempo per ulteriori ritardi nell’improntare una seria politica di rilancio della natalità a livello nazionale”. E accoglie con soddisfazione “la volontà del Governo di riprendere le fila della legge delega per le politiche in favore delle persone anziane, cioè 14 milioni di cittadini, tesa a un riequilibrio fra spesa ospedaliera e servizi sul territorio, in una efficace integrazione sociale, sanitaria e assistenziale”. Infine, vanno aiutate le giovani coppie a diventare “economicamente indipendenti e formare un nucleo familiare”. Le nuove generazioni, spiega l’arcivescovo di Bologna, “non devono essere vincolate ad adattarsi al mondo di oggi, a quello che il presente offre, ma incoraggiate a mantenere alta l’ambizione di cambiare la realtà per costruire un futuro più in sintonia con propri desideri e potenzialità”.

Le migrazioni: non un’emergenza ma un’opportunità

Non manca il riferimento alla questione dei migranti e dei rifugiati, fenomeno “che è una realtà del nostro mondo globale, da non gestire con paura e come un’emergenza, ma come un’opportunità”. Spazio decisivo per l’accoglienza e l’integrazione nella cultura è la scuola, ma è fondamentale, per Zuppi, avere “maggiori flussi regolari di ingresso, corridoi umanitari e ricongiungimenti familiari. Soprattutto è importante come accogliamo: non facciamo vivere umiliazione, tempi lunghi di attesa, viaggi infiniti, anticamere senza senso, marginalizzazione”. Problematiche italiane ma che chiedono l’impegno dell’Europa. “La Chiesa, così radicata nella storia e nella cultura europea, ricorda agli europei che non possono vivere per se stessi”.

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Infine il cardinale Zuppi ricorda la pedofilia come comportamento che “contrasta chiaramente con il Vangelo”, una questione che “purtroppo riguarda membri della Chiesa istituzionale o persone legate più o meno direttamente a noi, ma riguarda soprattutto tante donne e tanti uomini, nostre sorelle e nostri fratelli, che sono profondamente feriti da un male che ha le sue radici nell’uso distorto del potere e che mina alla radice la fiducia nella vita, negli altri, nella Chiesa, nel Signore stesso”. Il presidente Cei plaude al lavoro del Servizio Nazionale per la Tutela dei Minori della Cei, che a fine novembre 2022 ha presentato il Primo Report nazionale sulle attività di tutela nelle Diocesi italiane. “Passi di una Chiesa che vuole continuare a stare dalla parte dei più fragili e per far crescere una cultura caratterizzata dal rispetto, dalla cura e dalla tutela della dignità di ogni persona”.

Cei: pensare ad una struttura più collegiale

In vista infine della prossima Assemblea generale della Cei, prevista dal 22 al 25 maggio 2023, Zuppi invita ad un “ripensamento” anche della struttura della Conferenza episcopale, “più capace di esprimere la centralità della Parola di Dio e di servire meglio le Chiese che sono in Italia e rinforzare e servire la collegialità tra noi”, perché la Cei è “segno della collegialità, della comunione, del camminare insieme”. Perché la Chiesa, insegna il Concilio “esiste per mettere a contatto il Vangelo con il mondo”.

La Settimana Sociale dei Cattolici Italiani e la Gmg

Dopo l’introduzione del cardinal Zuppi, i lavori prevedono la scelta del tema principale dell’Assemblea Generale di maggio e alcuni aggiornamenti sul secondo anno del Cammino sinodale avviato nelle diocesi italiane e sulla Ratio Nationalis per la formazione nei seminari. All’ordine del giorno, poi, la presentazione della prossima edizione della Settimana Sociale dei Cattolici Italiani e due comunicazioni: la prima sulla proposta di rilancio del Progetto Policoro e la seconda sulla partecipazione dei giovani italiani alla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona, in programma dall’ 1 al 6 agosto. Mercoledì 25 gennaio, alle 15, nella Sala Marconi di Palazzo Pio, il segretario generale, monsignor Giuseppe Baturi, illustrerà in conferenza stampa il comunicato finale.

domenica 20 novembre 2022

Francesco: l’Africa non va sfruttata ma promossa

@ - Il Pontefice ha incontrato, per i suoi 70 anni di vita, in Aula Paolo VI, la comunità missionaria di “Medici con l’Africa – Cuamm”, invitando a valorizzare il “capitale intellettuale” dei giovani del continente. E ha annunciato che “a Dio piacendo” visiterà il Sud Sudan ad inizio 2023.


Un grazie per l’impegno ad essere “con l’Africa”, che “non va sfruttata, va promossa” e l’invito a seguire pionieri coraggiosi come l’anziana suora incontrata in Centrafrica nel 2015 e che ancora, in Congo, fa nascere i bambini come ostetrica, e a valorizzare il “capitale intellettuale” dei giovani africani, che vogliono vivere “un futuro da protagonisti” nei Paesi d’origine. 
espressione del suo amore per il continente africano, nel quale ha annunciato che si recherà ad inizio 2023, per visitare il Sud Sudan, quello che Papa Francesco rivolge a più di 7 mila medici e volontari del Cuamm. Ricevuti in Aula Paolo VI per i 70 anni di vita, caduti in piena pandemia, della comunità missionaria nata a Padova come “collegio per ospitare giovani studenti di medicina africani”.

Essere con l'Africa è essere per l'Africa
Dopo il saluto del vescovo della città veneta, monsignor Claudio Cipolla, il Papa sottolinea che quello dei Medici con l’Africa – Cuamm è “l’atteggiamento più buono”...

“Perché c’è nell’immaginario, nell’inconscio collettivo quell’atteggiamento brutto: l’Africa va sfruttata. E contro quello, il vostro “no, essere con l’Africa”. Così, essere con Africa è essere per Africa”

Sostenete il "capitale intellettuale" dei giovani africani
Francesco definisce così quello del Cuamm, oggi guidato da don Dante Carraro “un cammino di condivisione e di servizio” che dal 1950 “ha attraversato quasi tutto il continente africano per portare assistenza medica, sempre in un’ottica di sviluppo e prediligendo la formazione del personale locale”. E sottolinea la necessità di aiutare a sviluppare il “capitale intellettuale” valido del continente.

Un mese fa, più o meno, ho avuto un incontro con studenti universitari di tutta l’Africa, via zoom. Sono rimasto meravigliato della capacità intellettuale di questi giovani e di queste giovani. Per favore, che non si perdano; aiutarli a progredire, ad andare avanti perché l’Africa non va sfruttata, va promossa.

Troppe persone nel mondo non hanno assistenza sanitaria
Il Pontefice ricorda che il primo impegno dei Medici con l’Africa è dare ai fratelli bisognosi “il pane quotidiano” come chiediamo a Dio nel “Padre nostro”. E questo “pane” è anche la salute.

La salute è un bene primario, come il pane, come l’acqua, come la casa, come il lavoro. Voi vi impegnate perché non manchi il pane quotidiano a tanti fratelli e sorelle che oggi, nel XXI secolo, non hanno accesso a un’assistenza sanitaria normale, di base. È vergognoso: l’umanità non è capace di risolvere questo, ma è capace di portare avanti l’industria delle armi che distruggono tutto. Si spendono miliardi per le armi, o si bruciano altre enormi risorse nell’industria dell’effimero e dell’evasione.

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Paesi cari come il Centrafrica e il Sud Sudan
Purtroppo nel mondo, commenta Papa Francesco, “troppi uomini e donne, di questo pane, ricevono solo le briciole”, perché sono nati in certi luoghi del mondo. E pensa “a tante mamme, che non possono avere un parto sicuro e a volte perdono la vita; o a tanti bambini, che si spengono già nella prima infanzia”. Quindi ricorda Paesi africani “particolarmente cari”, come la Repubblica Centrafricana, dove è stato nel 2015 per aprire la Porta Santa, a Bangui, e il Sud Sudan “dove, a Dio piacendo mi recherò all’inizio del prossimo anno”. Paesi “poverissimi e fragili, che il mondo considera importanti solo per le risorse da sfruttare e che invece il Signore considera suoi prediletti, nei quali vi manda ad essere buoni samaritani, testimoni del suo Vangelo”.

Non abbiate timore ad affrontare sfide difficili, a intervenire in luoghi remoti e segnati dalla violenza, dove le popolazioni non hanno la possibilità di curarsi. Siate con loro! Dovessero occorrere anni di fatiche, dovessero susseguirsi delusioni e fallimenti per ottenere dei risultati, non scoraggiatevi. Perseverate con il servizio ostinato e il dialogo aperto a tutti come strumenti per la pace e il superamento dei conflitti.

Collaborazione con Chiese, governi e congregazioni missionarie
Il Papa sottolinea quindi che l’essere con l’Africa del Cuamm è anche “collaborazione che le Chiese locali e con le istituzioni dei Paesi in cui operate, sempre in un’ottica di condivisione e di promozione delle popolazioni africane”, e lo incoraggia “a continuare a lavorare insieme con le congregazioni religiose missionarie, impegnate generosamente nel settore sanitario in Africa”. Unendo le forze e “sostenendo l’innovazione sociale ispirata dal Vangelo, esplorando anche nuove forme di finanziamento dei servizi sanitari rivolti ai più poveri”.

L'Africa sta tornando indientro, la povertà è più grave
Guardando alla pandemia del Covid, “la guerra e la grave crisi internazionale” che stanno mettendo tutti a dura prova, Francesco ricorda anche le condizioni di siccità, vista anche in Kenya, che diventa anche “una tragedia mentale”. Calamità che in Africa hanno “conseguenze drammatiche”, perché “le popolazioni sono già molto povere e mancano sistemi di protezione sociale”.

L’Africa sta tornando indietro e la povertà si sta aggravando. I prezzi delle derrate alimentari stanno salendo ovunque portando fame e malnutrizione; i trasporti sanitari sono bloccati per il costo eccessivo del carburante; i farmaci e il materiale sanitario scarseggiano ovunque. È una “guerra” nascosta, che nessuno racconta e sembra non esistere e impatta invece in modo durissimo, specie sui più poveri.

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Date voce all'Africa, per smuovere la coscienza del mondo
Il Pontefice chiede quindi che il Signore, aiuti l’Africa e chi si impegna per gli africani, ad attraversare con coraggio questa “notte”, guardando a “quei piccoli germogli di speranza che già intravediamo e di cui voi stessi siete testimoni”.

Vi ringrazio perché vi fate voce di ciò che sta vivendo l’Africa; perché portate a galla le sofferenze nascoste e silenziose dei poveri che incontrate nel vostro impegno quotidiano. E vi esorto a continuare a dare voce all’Africa, a quello che non si vede, alle sue fatiche e alle sue speranze, per smuovere la coscienza di un mondo a volte concentrato troppo su sé stesso e poco sull’altro. Il Signore ascolta il grido del suo popolo oppresso e ci chiede di essere artigiani di un nuovo futuro, umili e tenaci, con i più poveri.

Valorizzare il "tesoro" dei giovani africani
Infine, l’invito ad avere “un’attenzione speciale per i giovani” africani: a favorirne l’inserimento lavorativo, perché sono desiderosi “di vivere il proprio futuro da protagonista soprattutto nei Paesi di origine”. E Papa Francesco ricorda la commozione nell’incontro via Zoom con i giovani africani, la loro “intelligenza e inquietudini”.

“Aiutateli ad andare avanti: sono un tesoro, sono intelligentissimi, ma che non sentano che i loro progetti non possono andare avanti per le condizioni geografiche, sociali, economiche che li bloccano – o culturali, tante volte.”

Scambi formativi tra i giovani italiani e quelli africani
Le nuove generazioni, prosegue, possono creare “nuovi ponti tra l’Italia e l’Africa”. E questo accade “quando i giovani si incontrano, si confrontano e si aprono al mondo senza paure e senza pregiudizi”.

In questa avventura voi potete coinvolgere le università, in modo tale che i percorsi di formazione, ricerca e innovazione, previsti per i giovani italiani, siano rivolti anche alla gioventù africana. È in questo scambio che si costruiscono dirigenti capaci di guidare processi di sviluppo umano integrale.

L'incontro con la suorina "coraggiosa" da 50 anni in Congo
Il Papa conclude con l’immagine dell’incontro a Bangui, nel 2015, con la piccola suora da più di 50 anni in Africa nella Repubblica democratica del Congo, che come ostetrica ha fatto più di 2 mila parti, e ha adottato legalmente un’orfana, da “suora coraggiosa”.

Ancora vive, ancora vive, lì nella Repubblica democratica del Congo, ancora con la canoa ogni sabato va a fare la spesa a Bangui e torna. Ancora continua a fare l’ostetrica. Una vita nascosta per dare la vita. Voglio lasciare soltanto questa fotografia. Pensiamo a tanti e tante che come questa suora hanno speso la vita in Africa per aiutare a crescere gli africani. Andate avanti, siate coraggiosi con questi pionieri che noi abbiamo davanti a noi.


Con una cerimonia ci sarà oggi la consegna a Lui, in Sud Sudan, dei diplomi in ostetricia della scuola di Medici con l’Africa Cuamm. Don Carraro: vuol dire dare una possibilità di ...

venerdì 11 novembre 2022

Il Papa dice che i sacerdoti hanno le stesse «fragilità» di tutti gli altri e invita a non formare dei «superuomini»

@ - Il Papa ha sottolineato che "i sacerdoti condividono le stesse fragilità, gli stessi limiti e gli stessi errori" di tutti gli altri e ha avvertito i seminari che la loro missione non è quella di "formare superuomini" in un discorso ai partecipanti al Corso per Rettori e Formatori dei Seminari latinoamericani, organizzato dal Dicastero per il Clero e proveniente da quasi tutti i Paesi del continente e dei Caraibi.

Il Papa all'udienza generale di mercoledì
Evandro Inetti/ZUMA Press Wire/d / DPA© Fornito da News 360

Francesco ha sottolineato che questi sacerdoti condividono quindi "le stesse esigenze umane e spirituali" del resto dell'umanità e che non dobbiamo cercare di formarli per "conoscere e controllare tutto ed essere autosufficienti, ma piuttosto per formare uomini che seguano umilmente il processo scelto dal Figlio di Dio, che è il percorso dell'incarnazione".

"Cari sacerdoti formatori, è necessario lasciarsi alle spalle inerzie e protagonismi e cominciare a sognare insieme, non con la nostalgia del passato, non da soli, ma uniti e aperti a ciò che il Signore desidera oggi come formazione per le prossime generazioni di sacerdoti ispirati agli attuali orientamenti della Chiesa", ha aggiunto.

Ha inoltre sottolineato che una sana maturità umana, coerente con il consolidamento della propria vocazione e missione, include "il normale superamento delle difficoltà e dei periodi di crisi".

Il Papa ha sottolineato che una delle sfide più importanti che le case di formazione sacerdotale devono affrontare oggi è quella di essere vere comunità cristiane, il che implica non solo un "progetto formativo coerente, ma anche un numero adeguato di seminaristi e formatori per assicurare un'esperienza veramente comunitaria in tutte le dimensioni della propria vocazione".

Per il Pontefice, la dimensione umana della formazione sacerdotale "non è semplicemente una scuola di virtù, di crescita della propria personalità o di sviluppo personale", ma passa principalmente attraverso "una maturazione integrale della persona potenziata dalla grazia di Dio che, pur assumendo i condizionamenti biologici, psicologici e sociali di ciascuno, è capace di trasformarli ed elevarli, soprattutto quando la persona e le comunità si sforzano di collaborare con essa in modo trasparente e sincero".

D'altra parte, Francesco ha chiesto ai sacerdoti di non essere "il centro" della Messa e li ha esortati a fuggire dalla "tentazione del protagonismo mondano". "Fuggiamo dalla tentazione del protagonismo mondano, che spesso ci inganna travestendosi da nobile causa", ha esclamato il Papa al termine dell'udienza concessa in Vaticano alla comunità del Pontificio Collegio Nepomuceno.

Li ha anche avvertiti che i sacerdoti non sono "primi attori", ma che è "Gesù Cristo che fa da ponte, ed è Lui che è il pontefice".

Il Pontefice ha sottolineato che Dio non vuole "protagonisti" che a volte sono "protagonisti di storie tristi e mediocri". Allo stesso modo, ha sottolineato che la cosa peggiore che può capitare a un uomo o a una donna consacrati è la "mondanità spirituale".

domenica 18 settembre 2022

Scout: card. Zuppi al Masci, “intervenire nella società come fosse un ospedale da campo”

@ - “Qui si tratta di recepire l’invito di Papa Francesco a intervenire nella società come fosse un ospedale da campo, metafora corretta se pensiamo alla guerra in Ucraina, che ricalca le tragedie di tanti altri conflitti, dalla seconda guerra mondiale che qui in Italia abbiamo vissuto così da vicino, fino alle 169 guerre che oggi affliggono il mondo”. Lo ha detto il presidente della Cei, il card. Matteo Maria Zuppi, intervenendo nell’ambito del Consiglio nazionale del Masci, a Bologna. Siamo circa 400 comunità – ha esordito il presidente, Massimiliano Costa – che mettono a disposizione della Chiesa e della società il loro triplice desiderio di dare pienezza alla propria esistenza, impegnandosi nel servizio e nell’educazione degli adulti. Vogliamo essere presenti nelle diocesi per dare una mano dove serve, secondo responsabilità personale e cura del prossimo”. Quindi, l’intervento del card. Zuppi, si è focalizzato sui giovani, con un pensieroalla loro voglia di essere utili ma anche al loro bisogno di aiuto”. “Oggi a volte l’unica occasione di avere assistenza spirituale per i giovani è proprio attraverso i sacerdoti che li affiancano, che sono sempre troppo pochi. Perché per fare l’assistente spirituale ci vuole apertura mentale e costanza! Pensate, come servizio, anche a impegnarvi come assistenti spirituali per gli scout più giovani”. Guardando alla “pedagogia scout”, il presidente della Cei ha osservato che “trae la sua forza dal focus verso l’Altro, il più piccolo, il più debole”. “E la stessa formula, fatta propria anche dall’adulto scout del Masci, è preziosa perché potrebbe convogliare gli sforzi di chi si è allontanato da anni sia dalla Chiesa che dalla società”. Sulla politica, infine, il cardinale ha detto: “Sì alla passione e all’impegno, no alla caccia dei voti fine a se stessa”.